QUANDO LA PSICHE RENDE CIECHI ED INCLINI ALLA SOFFERENZA?

Siamo in un’epoca nella quale il processo di rimozione, che dovrebbe essere una questione intima dell’essere umano, può essere invece letteralmente utilizzato per indurlo a modificare il suo sistema decisionale.

“In psicoanalisi il processo di rimozione è un meccanismo psichico inconscio che allontana dalla consapevolezza del soggetto (Vaillant G.E., 1992), nel senso quasi fisico del termine, quei desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e intollerabili dall’Io, e la cui presenza provocherebbe ansia ed angoscia.”

Puntando su questo meccanismo, avendo a disposizione una popolazione immatura, chi ne detiene il potere potrebbe indurre il popolo ad agire in ogni direzione.

Una popolazione è immatura quando non è in grado di autoeducarsi ad un equilibrio interiore in grado di creare pace, gioia, amore e benessere per sé e per gli altri producendo azioni integre, etiche e responsabili, in modo duraturo ed inarrestabile.

Non si diventa, quindi, adulti perché i punti di riferimento dell’infanzia, non lo hanno deciso consciamente ma hanno seguito chimere sistematiche illudendosi che fossero equiparabili ad indipendenza ed “adultità”.

La mancanza di “adultità” ha quindi generato figli orfani di ogni pretesa di indipendenza.

Il sistema educativo italiano non prevede l’educare a crescere per lasciar volare, ma l’insegnamento condizionato dal merito numerico, il che crea una psiche che necessita dell’altro per agire.

Il risultato è che l’altro, in scala gerarchica più in alto, agisce, a spese di chi non sa vedere che il re è nudo neanche quando riesce a toccarlo.
Nulla di nuovo, prossimo secolo.
Forse.

Stefano Scialpi

#ascuoladiconsapevolezza


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